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Vi siete mai chiesti qual è il vero motivo che spinge ognuno di noi ad essere inconsapevolmente attratto dall’occulto? Tutto ciò che riguarda questo mondo magico ha radici antiche e continua ad affascinarci, nonostante sia ormai più che evidente quanto spesso, dietro a sfere di cristallo e carte pittoresche, si nascondano dei veri e propri ciarlatani. Pensate che già nel 2017 si era constatato un incredibile aumento dei ricavi dedicati al mercato dell’occulto, per un giro d’affari che sfiorava gli 8 miliardi di euro! Insomma, un vero e proprio business basato su riti e credenze che nulla hanno a che vedere con la scienza. Infatti, se da un lato abbiamo coloro che credono fermamente in cartomanti e guaritori, dall’altra parte abbiamo un’intera comunità scientifica che tenta di smascherare quanti più truffatori possibili. C’è però un aspetto in tutto questo che ritengo estremamente interessante, un tema che merita di essere approfondito e analizzato con occhio critico.

Cosa spinge davvero una persona a credere nell’occulto?

Per rispondere a questa domanda dobbiamo fare un passo indietro, o forse dovrei dire un passo all’interno della nostra meravigliosa scatola magica. Il nostro cervello, infatti, non riesce proprio a concepire l’irrazionale, dunque non è un caso se cerchiamo costantemente una risposta a tutto. Poco importa che sia un suono, un fascio di luce, un’ombra o più semplicemente un numero che ritroviamo spesso lungo il nostro cammino, il nostro cervello assocerà quell’informazione a un’emozione specifica, dando così il via a tutta una serie di collegamenti che, alla fine, risulteranno essere assolutamente razionali e perfetti.

Se a questo fenomeno, poi, aggiungiamo anche tutta una serie di “errori di sistema”, come ad esempio i famosi bias cognitivi delineati dal dottor Daniel Kahneman e il fenomeno del cold reading (l’arte che spiega come veggenti e finti sensitivi riescano a dire cose molto precise sul passato di perfetti sconosciuti[1]) studiato da Ray Hyman, ecco che possiamo dare una risposta piuttosto precisa al fenomeno dell’occulto.

Ma cosa sono questi bias cognitivi?

I bias cognitivi sono errori sistematici nel pensiero che influenzano le decisioni e i giudizi delle persone. Alcuni dei bias più rilevanti nel contesto delle credenze paranormali sono sicuramente i cosidetti bias di conferma, ossia la tendenza a cercare, interpretare e ricordare le informazioni in modo che confermino le proprie credenze preesistenti. Infatti, la maggior parte delle persone tende a ricordare e dare molto più peso alle esperienze che sembrano confermare l’esistenza di fenomeni paranormali, ignorando o minimizzando quelle che le contraddicono. Mentre l’altro aspetto fondamentale è legato alla nostra illusione di riuscire a gestire o influenzare eventi che sono in realtà al di fuori del nostro controllo. Questo può portare le persone a credere che rituali magici o previsioni di sensitivi possano avere un impatto reale sugli eventi della loro vita.

Daniel Kahneman, psicologo e premio Nobel per l’economia, ha introdotto la teoria del pensiero lento e veloce nel suo libro “Thinking, Fast and Slow”. Kahneman, infatti, distingue due sistemi di pensiero:

  1. Sistema 1 (pensiero veloce): è automatico, intuitivo e spesso emotivo. Funziona senza sforzo e rapidamente, basandosi su esperienze passate e su scorciatoie cognitive.
  2. Sistema 2 (pensiero lento): è deliberato, logico e richiede uno sforzo. Solitamente lo utilizziamo quando dobbiamo affrontare decisioni complesse o analisi approfondite.

In breve, secondo Kahneman, quando le persone si trovano in situazioni di incertezza o forte stress, tendono a fare affidamento al Sistema 1. Questo sistema è incline ai bias cognitivi, come il bias di conferma delineato in precedenza, che porta le persone a cercare determinate informazioni capaci di confermare le loro credenze preesistenti. I maghi e i sensitivi offrono risposte rapide e rassicuranti che si allineano perfettamente con le aspettative e i desideri dei loro clienti, sfruttando il pensiero veloce per fornire un senso immediato di sollievo. Secondo lo studioso, però, ci sarebbero tante altre “fonti di rumore occasionale” come stress, stanchezza e il clima, che condizionerebbero il nostro giudizio e dunque il modo in cui pensiamo o affrontiamo un determinato problema.

“Esiste poi un’altra fonte di rumore occasionale: l’umore. I nostri giudizi, infatti, possono dipendere da come ci sentiamo e anche questi variano a seconda del nostro umore. L’umore ha un’influenza misurabile su ciò che notiamo in un certo ambiente, su ciò che ripeschiamo dalla memoria e sul significato che diamo a questi segnali, ma addirittura cambia persino il modo in cui pensiamo.”

Daniel Kahneman

[1] Massimo Polidoro

Il pensiero magico

Massimo Polidoro, uno dei maggiori esperti nel campo della psicologia dell’inganno e nei trucchi del paranormale, ha esplorato ampiamente il fenomeno del pensiero magico, in quanto caratteristica innata dell’essere umano che si manifesta maggiormente in periodi di crisi. La pandemia di COVID-19, le incertezze economiche e i cambiamenti sociali hanno alimentato il nostro bisogno di trovare soluzioni rapide e certezze in un mondo alquanto imprevedibile.

Il pensiero magico, insomma, si basa sull’idea che esistono forze soprannaturali o invisibili che possono influenzare la realtà. Questo tipo di pensiero offre una forma di controllo illusorio, che è particolarmente rassicurante quando le persone si sentono impotenti di fronte a situazioni difficili. I maghi e i sensitivi, quindi, diventano figure di riferimento che promettono di rivelare l’ignoto e di offrire un controllo su eventi altrimenti imprevedibili.

Oltre ai famosi bias cognitivi e al pensiero magico, esistono altri due fattori che possono evidenziare ulteriormente il nostro interesse per l’occulto. La psicologia sociale e la neurobiologia, infatti, hanno permesso di dare una spiegazione scientifica a questi fenomeni. Quando parliamo di conformismo e influenza sociale ci riferiamo non solo alla tendenza inconscia di credere fermamente in ciò che affermano le persone intorno a noi (anche senza una prova reale e tangibile), ma anche a tutti quei fattori che ci portano ad emulare quei comportamenti. Il nostro desiderio di appartenenza è così forte che spesso non ci rendiamo conto di quello che stiamo facendo. Se, ad esempio, un individuo è circondato da persone che credono nei fenomeni paranormali, è molto più probabile che sviluppi anche lui queste credenze. Questo effetto è amplificato dai meccanismi di conformismo e di influenza sociale, che spingono le persone ad adattarsi alle norme del gruppo per evitare l’isolamento sociale.

Cosa accade al nostro cervello quando entriamo in contatto con una persona che dice di poter prevedere il nostro futuro o addirittura ci porta a credere di parlare con i morti?

Provate a immaginare l’incredibile pressione emotiva a cui siamo sottoposti in quel particolare caso, senza tener conto di tutti quei dettagli che vanno ad amplificare le nostre percezioni: profumi, colori, suoni. Ogni singolo elemento stimola una parte del nostro cervello che rende quella determinata esperienza reale e rafforza le credenze, anche paranormali, di tutto ciò che ci sembra di vedere, sentire e toccare. Dico ci “sembra” non a caso, ma questo magari lo affronteremo in un altro articolo!

La neurobiologia, insomma, ci permette di studiare il nostro sistema nervoso evidenziando come funzionano i neuroni e le reti neurali, come avviene la trasmissione degli impulsi nervosi, e come queste attività si traducono in comportamenti, percezioni, emozioni, e funzioni cognitive. Questo ci consente di esaminare come il cervello elabora le informazioni sensoriali e come, a volte, può interpretare in modo errato questi stessi segnali, portando a percezioni di fenomeni paranormali. Ad esempio, le illusioni sensoriali e le allucinazioni possono essere dovute a malfunzionamenti o peculiarità del sistema nervoso.

Insomma, la scienza ha spiegato in maniera piuttosto dettagliata questo tipo di fenomeno, eppure ciò non sembra smuovere di una virgola il pensiero di innumerevoli persone. Quello che, in realtà, appare evidente a questo punto è il reale motivo per cui si preferisce il santone di turno rispetto allo psicologo o il medico qualificato: è molto più facile credere a chi ci dice esattamente quello che ci vogliamo sentir dire, piuttosto che ascoltare la verità.

Il mondo razionale non ci piace, perché lo troviamo noioso e ripetitivo, ricco di spiegazioni dettagliate per cui non proviamo interesse. L’essere umano, in un certo senso, sente il bisogno di fuggire da questa condizione matematica delle cose. Questo è il vero motivo per cui l’occulto, la magia e tutto ciò che va oltre il nostro pensiero razionale ci affascina, perché ci spinge a credere nell’incredibile.

Lasciate, però, che vi faccia una piccola raccomandazione da amica: in quanto scrittrice comprendo benissimo questo estremo bisogno di sognare e fantasticare, quanto farlo sia meraviglioso e ci permetta di “sopravvivere”, soprattutto quando le cose nel mondo reale sembrano andare tutte per il verso sbagliato, ma abbiate sempre l’intelligenza di non rifugiarvi mai troppo spesso in quella bolla creata ad hoc per voi. Vivere la vita vuol dire anche imparare ad affrontare innumerevoli delusioni, perdite e periodi molto bui.

In conclusione, se proprio volete farvi ingannare o staccare la spina dalla realtà, in modo sano, vi consiglio di seguire illusionisti e maghi che organizzano spettacoli meravigliosi in tutto il mondo, perché come diceva il grande James Randi:

“È giusto ingannare le persone, a patto che lo si faccia per insegnare loro una lezione che migliori la loro conoscenza di come funziona il mondo reale. Questo è ciò che fanno i prestigiatori, questo è ciò che fanno gli illusionisti…”.

James Randi “An onest liar”

Silvia Morreale

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